martedì 24 ottobre 2017

Il collezionista di sogni / The dreams collector

Le ultime gocce di pioggia raggiunsero il suolo ticchettando sommessamente, decretando la fine dell’ennesimo temporale. La luce intensa dell’imbrunire squarciò le nubi plumbee come una spada dorata, accendendo di uno sfolgorante chiarore l’umida e vaporosa foschia che aleggiava bassa per le strade di Covent Garden. I profili delle larghe finestre vittoriane e dei colonnati delle abitazioni si perdevano evanescenti nella nebbia, resa quasi impenetrabile dai fumi grigi che uscivano come spettri da comignoli di palazzi antichi. In una pallida quiete dopo la tempesta, gruppi di bambini giocavano saltando nelle pozze d’acqua piovana ai bordi dei marciapiedi, catturando con la loro innocenza gli ultimi raggi di luce di un’estate che a Londra finiva sempre troppo presto. Tra vivaci risate di fanciulli e conversazioni composte di eleganti uomini in marsina scura, si udiva di tanto in tanto lo scalpitio deciso di cavalli al passo, intenti a condurre carrozze o ad aiutare ormai stanchi contadini a portare sacchi colmi di fieno. Qualche donna affrettava il passo verso casa, sollevando la lunga gonna ormai zuppa e poggiando sull’avambraccio pesanti cesti, colmi di pane e verdure; alcuni commercianti, invece, tentavano di alleggerire con un alto bastone i tendoni sopra alle loro bancarelle, resi pesanti e gocciolanti dal ristagno di pioggia. E, proprio dal sedile anteriore del suo carrozzone, Lord Pickingill osservava divertito le longilinee e affusolate ombre che i mercanti proiettavano sulle pietre del manto stradale, curiosamente somiglianti alle sgraziate e buffe marionette che egli soleva portare per le contee inglesi durante i suoi popolari spettacoli: mentre le ampie ruote di legno del barroccio giravano vorticosamente, disegnando lunghe scie umide sulla superficie bagnata dell’acciottolato, l’anziano signore schioccava di tanto in tanto le redini per mantenere il suo fulvo cavallo al trotto, perdendosi nel volto di quell’infuocato tramonto che sembrava stesse recitando i versi malinconici e struggenti di un poeta maledetto. I suoi vivaci occhi chiari, contornati da piccole e fitte rughe d’espressione, parevano finestre spalancate sulle impercettibili bellezze del mondo. Egli amava notare le cose che ai più sfuggivano, ricercava dettagli e stranezze, si divertiva a sbalordire e a incuriosire chi spesso non era capace di spingersi oltre ciò che riusciva a vedere: a dispetto della sua veneranda età infatti, Pickingill conservava in cuor suo l’animo di un giovinetto, frizzante e impertinente come il vento d’autunno. E mentre il carro sobbalzava a più riprese sul suolo sconnesso di una strada lucida e scura, tanto da sembrare coperta di pece al tocco lucente del crepuscolo, l’uomo attendeva trepidante di poter mostrare ancora una volta ad un pubblico stupefatto e divertito la sua raccolta di oggetti misteriosi, ammaliandolo con strane illusioni e incredibili racconti: quando l’anziano giunse finalmente nei pressi della piazza principale, tirò fermamente le redini e la carrozza arrestò la sua corsa, cigolando e stridendo acutamente. Pickingill scese allora con lentezza dalla sua postazione da cocchiere e, dopo aver sistemato il suo lungo cappotto grigio, assicurò il cavallo ormai stanco ad una piccola colonnina di marmo. Si diresse poi verso il fondo coperto del calesse, dal quale estrasse un modesto tavolo in legno e dei capienti sacchi di iuta, chiusi grossolanamente con delle corde ormai logore: con accuratezza e pazienza, allestì la sua postazione perché tutto fosse perfetto. Così, sopra ad una lisa tovaglia color avorio, ben presto fecero bella mostra di sé una grande quantità di libri, stampe rare, cammei, coralli, gioielli e filigrane. Ma non solo: come in un minuscolo museo itinerante o al pari di una di quelle Wunderkammer tanto in voga a quei tempi, occhi più esperti avrebbero certamente incontrato monete antiche e reperti archeologici stupefacenti, vasi ed anfore, nonchè straordinarie collezioni naturalistiche di foglie o di rare pietre preziose.
Quando si sentì finalmente soddisfatto, l’attempato signore si schiarì la voce e, con tutto il fiato che aveva in corpo, si rivolse alla folla intenta a visitare il mercato.
<Signore e signori, fanciulli e fanciulline> gridò, battendo a terra il bastone sul quale si appoggiava, richiamando l’attenzione dei cittadini <Accorrete numerosi, venite a scoprire la sorprendente collezione di George Pickingill: bizzarrie, stranezze, mirabilia di ogni tipo! Avvicinatevi, guardate voi stessi, verificate con i vostri occhi!>. 
E così, come accadeva di consueto dinanzi a quell’irresistibile richiamo, una piccola folla di curiosi si riunì attorno al vecchio lord inglese: donne dall’austera cuffia di stoffa chiara si distinguevano da signore benestanti con un cappello a falda larghissima, ornate di piume sgargianti e ampie crinoline decorate; ricchi ed eleganti uomini in frac e cilindro spiccavano tra semplici lavoratori di passaggio, mentre esuberanti ragazzini si facevano largo tra le gambe degli adulti per assicurarsi un posto in prima fila, nel tentativo di osservare più da vicino gli oggetti che Pickingill esponeva uno dopo l’altro al pubblico. Tra i tanti volti sorpresi dinanzi a manufatti singolari e perlopiù insoliti, uno in particolare spiccò tra tutti. L’anziano collezionista notò infatti un giovane garzone dai capelli scarmigliati intento ad osservare uno dei suoi antichi contenitori in legno intarsiato, perso tra chissà quali pensieri mentre si mordeva distratto le labbra, con lo sguardo fisso nel vuoto: intuendo che un’ovvia timidezza gli avrebbe impedito di profferire parola, l’uomo si fece avanti per primo.
<Noto con piacere che qui abbiamo un intenditore> esclamò Pickingill, raccogliendo il cofanetto e guardando dritto in direzione del giovane, che subitamente avvampò sentendosi al centro dell’attenzione.
 <Ebbene sì, hai proprio scovato un oggetto davvero speciale, ragazzo mio. Questo è uno scrigno leggendario, anche se non si direbbe: si narra che al suo interno si nasconda un elisir in grado di realizzare qualsiasi sogno, e che l’unico che sia riuscito ad aprire questo lucchetto rugginoso l’abbia fatto con il solo ausilio di una pagliuzza d’erba essiccata> raccontò solennemente il vecchio lord, allungando le ossute braccia per porgere la scatola al giovane di fronte a lui.
<Tu, o qualcuno tra voi, vorrebbe cimentarsi nell’impresa?> domandò, ammiccando paternamente e togliendo dal taschino uno stelo di fieno ormai secco. Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte: afferrò di buon grado quel minuto contenitore ligneo e, stringendo la pagliuzza rinsecchita, tentò con impegno di scassinare la serratura. Il brusio attorno a lui crebbe con il passare dei minuti, e ben presto altri volontari si palesarono tra il vociare di un pubblico sempre più intrigato dalla prova: l’insolito oggetto passò ripetutamente di mano in mano, ma nessuno riuscì tuttavia ad aprirlo. Pickingill osservò in disparte la moltitudine di reazioni dipinte sul volto della gente: rabbia, sfinimento, delusione e incredulità. Infine si fece restituire il cofanetto e ancora una volta ricercò l’attenzione dei suoi spettatori.
<Vi prego, vi prego, calmatevi ora> soggiunse il collezionista, tentando di placare gli animi <Lasciate ora che ci provi anche io>. I presenti lo osservarono mentre frugò in una cassa vicino al bancone: ne estrasse poco dopo una resistente tenaglia da fabbro con la quale, in una manciata di istanti e con una facilità disarmante, ruppe il lucchetto dello scrigno dei sogni. Improvvisamente tutti cessarono di parlare, sconcertati dal gesto dell’anziano signore e ansiosi al contempo di vedere cosa effettivamente si nascondeva all’interno del contenitore: quando Pickingill lo aprì e i presenti si resero conto che era completamente vuoto, molti si abbandonarono allo sconforto.
<Ci ha ingannati!> sentenziò qualcuno dal fondo del gruppo <Ci ha fatto perdere tempo con un tesoro inesistente, facendoci credere che quella pagliuzza essiccata fosse il solo modo per portarlo alla luce: tutti avremmo potuto usare uno strumento qualsiasi per forzare la serratura!>
Lord Pickingill allora sorrise.
<Eppure nessuno di voi ci ha pensato. Credete che io vi abbia truffati, ma in realtà questa scatola apparentemente vuota vi ha arricchito più di quanto a voi sembri: se proverete a riflettere, capirete che oggi qui dentro avete trovato una fortuna ben più grande di un semplice elisir> spiegò con voce mansueta il vecchio collezionista, mentre il mormorio tra la folla non accennava a diminuire.
<Scommetto infatti che più della metà di coloro che hanno provato ad aprire questo scrigno si è sentito incapace, in collera con se stesso per non essere stato in grado di fare ciò che qualcuno è riuscito a realizzare con un misero filo di paglia. Oh sì, mi è parso di poter leggere sui vostri volti: ‘Se c’è anche una sola persona che ce l’ha fatta, perché io invece non devo riuscirci?’. Avete inconsciamente pensato che se quel lucchetto era stato una volta aperto tramite una pagliuzza, nient’altro sarebbe stato altrettanto efficace: ma io vi ho dimostrato che quella non era l’unica soluzione possibile. Forse non avete avuto il successo di quella persona semplicemente perché voi non siete, né sarete mai, quella persona.>
L’uomo cessò un istante di parlare, giusto il tempo necessario per girarsi e appoggiare lo scrigno sulla tavola dietro a lui. Poi si rivolse ai presenti e allargò le braccia, sollevando le esili spalle.
<Vedete, lo stesso accade con i sogni. Volevate il segreto per avverare i vostri desideri, ed eccolo qui: quante volte avete tentato di realizzare allo stesso modo di qualcuno il vostro sogno, convinti che quello fosse il solo modo di farlo, e invece di ottenere anche voi una vittoria ne siete usciti apparentemente sconfitti? Non concretizzare delle aspettative può essere frustrante, quando vedete che tante persone attorno a voi ci riescono: ma questo accade perché la gente si obbliga a credere che esista un unico modo per raggiungere un unico sogno. E quando quel tentativo non riesce, si cede alla tristezza e all’insoddisfazione. Ma la verità è che, come tanti di voi hanno lo stesso nome ma vivono ogni giorno una vita totalmente differente, anche i desideri e le ambizioni possono avere appellativi simili ma destini completamente diversi: ciascun sogno ha un’anima unica al mondo che richiede di essere ascoltata, con i suoi tempi e le sue necessità, uguali a quelle di nessuno; un sogno deve crescere nel modo in cui è nato, col destino che gli è stato assegnato. Il vostro compito non è quello di arrivare alla stessa meta attraverso lo stesso sentiero, ma è quello di trovare la vostra personale via verso la felicità: voi siete il vostro sogno, nessuno potrà mai essere come voi e nessuno potrà possedere le vostre stesse aspirazioni. E se talvolta vi sembrerà di fallire, allontanate subito da voi quel pensiero: se un desiderio pare infrangersi non lo fa per dirvi che tutto è finito, ma lo fa per mostrarvi che state orientando gli sforzi nella direzione sbagliata, incoraggiandovi solo a trovare il modo giusto perché possa tramutarsi in realtà>.
Pickingill terminò il suo discorso con un profondo ed elegante inchino, riportando sul capo canuto il cilindro che fino a quel momento aveva mantenuto all’altezza del petto. Con il congedo della luce, anche il suo spettacolo era evidentemente giunto alla fine. L’anziano signore aveva stupito ancora una volta il suo pubblico, che dopo qualche istante di silenzio aveva iniziato a battere fragorosamente le mani: tra le innumerevoli rarità che andava collezionando, egli riservava specialmente un posto d’onore all’affetto che la gente gli andava di volta in volta dimostrando. E, tra gli innumerevoli misteri e le incredibili leggende che soleva raccontare, di certo qualcosa di stupefacente lo aveva davvero compiuto: quella sera aveva alimentato la speranza di chi ancora poteva capire quanto fosse importante sognare. Ma anche cadere, nel tentativo di farlo.

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(English version)

The last drops of rain announced the end of an heavy storm by hitting the ground with a quiet, ticking sound. The bright light of dusk broke through the black clouds like a golden sword through the darkness, and lit up the humid mist hovering among the streets of Covent Garden. Still, it was hard to clearly perceive the wide Victorian windows and the colonnades of the many houses through that thick curtain of fog, which a dense ghostly smoke coming out of some old chimneys made even thicker. In this pale calm after the storm, groups of children were merrily jumping into some large ponds along the sidewalks in the last rays of light of a vanishing summer - a season that in London was always leaving too soon. The sound of lively children’s laughter mixed with the placid conversations of some elegantly dressed men, while rapid horses were leading carriages or helping tired farmers carry heavy sacks of hay.
Some women bearing heavy baskets full of bread and vegetables were hurrying along to get home as soon as possible, gently lifting their long, wide skirts in the attempt of keeping their hemlines from the fallen rain – although they were already wet through. Meanwhile, some retailers on the streets were using long wooden sticks to unburden the dripping curtains above their stalls from some rainwater weighing on them.
From the front seat of his carriage, Lord Pickingill was watching the long shadows created by their movements and cast onto the road pebbles. He was amused. Those shadows looked curiously alike the clumsy, awkward puppets he was used to carrying across the shires of England and to bringing to life during his popular puppet shows.  While the wide wooden wheels of his carriage were leaving their wet mark onto the wet surface of the pebble road, the old man snapped the reins to make his reddish brown horse keep trotting. He felt as if he could lose himself into that sunset, whose melancholic colors reminded him of the mood of a poéte maudit.
His lively, fair eyes, surrounded by light lines, looked like windows wide open to the many beauties of the world. He was used to noticing those tiny details most people couldn’t perceive, and felt particularly satisfied when he could make those people finally notice what they could not see in the first place. In spite of his old age, in fact, Pickingill was young at heart, and was as lively as the autumn wind. His carriage was jolting on the bumpy, shiny dark pebble road, which some rays of light made seem covered with pitch, when Lord Pickingill reached the main square. Eager to show his collection of unusual, mysterious objects to an astonished crowd, he firmly pulled the reins to make his horse stop. The wheels of his carriage made a strident, creaking sound, and Lord Pickingill slowly got off in search for someone to amaze with incredible illusions and tales. After taking off his long, grey coat, he tied his tired horse to a marble column and pulled a small table out of the covered back of the carriage, as well as some large jute sacks roughly closed by some worn-out ropes. He patiently and carefully organised his stall so that everything looked perfect. As if wanting to create a small, itinerant museum, Lord Pickingill arranged his goods on the worn-out ivory-coloured tablecloth covering the table: there was a large amount of books, rare prints, corals, jewels, filagrees. Ancient coins, amazing archaeological finds, vases, urns, leaves and precious stones collections completed that amazing display, which reminded of one of those Wunderkammer so popular back in those times. When the old man was finally satisfied with his work, he cleared his throat and started inviting people to come and visit his tiny museum.
<Ladies and gentlemen, boys and girls > cried Lord Pickingill at the top of his lungs, tapping the stick he used to lean on onto the ground. <Please come along! Come and visit George Pickingill’s amazing collection of wonders and oddities of any type! Come close and see everything with your own eyes!”>
A small curious crowd soon gathered around Pickingill’s stall. Some women wearing plain light-coloured bonnets stood in the crowd together with wealthy women wearing large, wide, long skirts and wide-brimmed hats on their heads, decorated with gaudy-coloured feathers. Elegant men wearing their best evening dresses and dark stovepipe hats mingled with simple workers, while impatient children nudged their way through adults’ legs to see better.
One among the many amazed faces gathered there stood particularly out in the crowd. The old collector noticed a young shop boy with disheveled hair, observing one of his old inlaid wooden small chests. He looked as if he wanted to say something, but he was too shy to say a word, and stood there absently biting his lip. Lord Pickingill, then, said something first.
<I see we have someone with fine taste here> said the old man, picking the small chest up and staring at the boy, who suddenly blushed, feeling himself at the centre of people’s attention.
<Well, you really picked up a very special item, you know. This is a legendary chest, although it might not seem so. It is said to contain an elixir which could make any dream come true, and that its rusty lock was only opened once… with a dried-out blade of straw only.> As he was telling this, he stretched out his boney arms and handed him over the chest.
<Is there anyone among you who would like to try and open it, too?> asked the old man, while pulling out a dried blade of straw from his pocket. The young shop boy immediately accepted the challenge: he grabbed the chest and tried to force the padlock with the straw. As minutes passed, the crowd grew impatient. The boy couldn’t open it, and soon other people volunteered to try to unlock the chest. However, no one could. People looked angry, exhausted, disappointed or incredulous after their try.
<Please, please calm down now> said Lord Pickingill, trying to stop people from murmuring so impatiently.  <It’s my turn to try, too.> The audience looked at him curiously while he searched an old trunk for some strong pincers. He put the pincers around the lock and broke it, easily and effortlessly. The crowd suddenly stopped talking. People felt both disappointed for the old man’s success in opening the wooden chest, and curious to finally see what was hidden in it. But then, when he finally opened it, it was surprisingly empty.
<He cheated on us!> cried someone from the back of the crowd. <He made us think an extraordinary treasure was hidden in the chest, that the only way to open it was using the dried stray, but he lied! Not only is the chest empty, but he also opened it with pincers - something which anyone of us could do!>
<…and yet, no one thought about doing that.> said Pickingill, smiling.  <You all are thinking I have cheated on you, but what you actually found in this chest is worth more than any elixir, believe me.>  The old man was talking gently to the crowd, although people couldn’t stop murmuring out of disappointment. <I bet those who failed to open the chest felt angry and incompetent, because they couln’t do what someone managed to do with a simple dried blade of straw. “Why can’t I make it, when someone has already made it before me, and with such a simple tool?” –I could almost read this thought in your eyes. But the truth is, you didn’t think of any other way to succeed. You thought using a dried blade of straw was the most effective way to open the chest, just because I told you that it was once opened with such unusual tool. But actually, I have just shown you that it wasn’t the only way. You might not have been as successful as that someone who is said to have opened the chest just because you aren’t – and you’ll never be- ‘that’ someone.>
The man stopped talking to turn around and put the chest onto a small table behind him. Then, he started talking again to the audience.
<The same happens to your dreams, you know. You wanted the secret to make them come true, didn’t you? Here it is. How many times have you tried to make your wishes come true in the same way someone else did, convinced that that was the only possible way to reach your goal? And how many times have you failed in doing so? Not being able to fulfill the expectations you have towards yourself can be frustrating, especially when people around you seem to find it very easy to be successful. But this happens only because people often believe dreams can be pursued and made true by following a single, precise path. But actually, things are very different. Dreams might look similar, but, in spite of this, they need to be fulfilled in different ways – just like people bearing the same name often lead very different lives. Not two dreams are alike. Each of them needs to grow stronger and become true at its own pace, following its own destiny. And your task, my friends, isn’t to reach your goal by following the same path other people chose before you, but to find your own path to happiness. No one could ever be like you. No one could ever have your own dreams. And if you happen to fail when pursuing your happiness, don’t think it’s over. You might be simply following the wrong path, and failure is only there to remind you that you just still have to find the right way to make your dreams come true.>
Pickingill bowed, put his stovepipe hat back onto his white-haired head, and ended his speech. The sun was setting, the day was coming to an end, and so was the old man’s show. Lord Pickingill’s audience, amazed by his wise words, started to clap their hands. To him, such signs of affection were worth more than any of his wonders, and he included them among his rarest possessions in his heart. That night, he did accomplish something amazing, which was worth his audience’s appreciation: he gave hope to everyone who still knew how important it was to dream on. But even to fail, too, in the attempt of doing it.







L'elisir di Lord Pickingill
Monkey 47 Hot Coffee con latte di mandorla, succo di melograno e caramello al liquore di castagne
Dosi per 4 persone
(senza lattosio)

 Per il caffè al gin, mandorla e melograno

100 ml di caffè espresso forte
100 ml di latte di mandorla
50 ml di succo di melograno
30 ml di Gin Monkey 47
2 cucchiaini di zucchero integrale di canna

Per il caramello al liquore di castagne

170 ml di panna liquida senza lattosio
80 g di zucchero di canna
40 g di zucchero semolato
25 ml di acqua
2 g di burro senza lattosio
1 cucchiaino di miele di acacia
1 pizzico di sale

Panna da montare senza lattosio q.b.
Caramello al liquore di castagne q.b.
Chicchi di melograno fresco q.b.

Preparate per prima cosa il caramello. Mettete in un pentolino a fondo spesso e antiaderente lo zucchero di canna, lo zucchero semolato, il miele e l’acqua. Accendete il fuoco e lasciate sciogliere lo zucchero senza mescolarlo, rigirando ogni tanto delicatamente il pentolino. Quando il caramello avrà assunto un bel colore ambrato, spegnete il fuoco. Intiepidite a parte la panna e il liquore di castagne e aggiungeteli al caramello caldo lentamente, mescolando, facendo attenzione a non scottarvi.
Riportate il composto sul fuoco e cuocete un paio di minuti, sempre mescolando. Non lasciate addensare troppo il caramello, dato che tenderà a diventare più compatto raffreddandosi. Spegnete il fuoco e a questo punto aggiungete un pizzico di sale e il burro. Riponete il caramello in un vasetto sterilizzato e lasciate raffreddare.

Scaldate in un pentolino il latte di mandorla con il succo di melograno. Preparate del caffè forte, aggiungete lo zucchero. Unite i due composti aggiungendo il gin. Sul fondo di una tazzina mettete un cucchiaio di caramello e versate la bevanda lentamente. Aggiungete la panna montata, decorandola a piacere con chicchi di melograno e salsa al caramello.


(English recipe)

Lord Pickingill's elisir
Monkey 47 Hot Coffee with almond milk, pomegranade juice and chestnut liqueur flavoured caramel 
Ingredients for 4
(Lactose free)

For the hot coffee with gin, almond and pomegranate

100 ml of strong espresso
100 ml of almond milk
50 ml of pomegranate juice
30 ml of Monkey 47 Gin
2 teaspoons of whole cane sugar

For the chestnut liqueur flavoured caramel 

170 ml lactose-free cream
80 g of cane sugar
40 g of white sugar
25 ml of water
2 g lactose-free butter
1 teaspoon of acacia honey
1 pinch of salt

Whipped cream without lactose (to taste)
Chestnut liqueur caramel sauce (to taste)
Fresh pomegranate grains (to taste)


First of all prepare the flavoured caramel. Put the sugars in a non-stick pan, together with honey and water. Turn on the fire and let the sugar dissolve without stirring. When the caramel will assume a beautiful amber color, turn off the flame. Warm separately the cream and the chestnut liqueur and add it to the hot caramel, stirring slowly, paying attention not to burn yourself. Place the pan again on the fire, mixing for about two minutes. Don’t let thicken the caramel too much, because it will become more compact by cooling down. Turn off the fire and, at this point, add a pinch of salt and the butter. Place the caramel in a sterilized jar and allow it to cool.

Heat the almond milk in a pot, with the pomegranate juice. Make a strong espresso, add the sugar. Combine the two compounds by adding gin. Place a spoon of flavoured caramel at the bottom of a coffee cup, and pour slowly the hot alcoholic coffee. Feel free to decorate the coffee with whipped cream, fresh pomegranate grains and other flavoured caramel.


...Niente è un fallimento, se si tratta di sogni. Non fate mai paragoni, non percorrete sentieri altrui. Credete solo in voi stessi e nel vostro cammino, anche quando cadendo vi sembrerà di dover ricominciare da capo.
<Voi siete il vostro sogno>, non dimenticatelo mai.
E ora, tocca anche a te: come cercherai di aprire lo scrigno antico di Lord Pickingill?

Nel mio silenzio, l'unico che parla di molte cose, vi abbraccio con affetto. 


martedì 26 settembre 2017

I cavallucci autunnali di San Galgano / Saint Galgano's autumnal cavallucci


“Ancora oggi, tra sconfinati campi e colline sinuose a soli trenta chilometri dalla città di Siena, esiste un luogo meraviglioso in cui la storia si fonde armoniosamente con l’arte e dove si respira mistero, fascino e leggenda: tappeti erbosi e morbidi rilievi che si perdono a vista d’occhio, colmi di girasoli raggianti in primavera come piccoli soldati a servizio della luce; una vastità dipinta di ottone e ruggine con l’arrivo dell’autunno, quando l’alba e il tramonto conferiscono al paesaggio un’aura dorata e malinconica, custode di memorie e miti che si perdono nella notte dei tempi […]”

Ed è proprio in quel luogo, così mistico e colmo di ricordi di un lontano passato, che un precoce vento d’autunno racconta la storia di un leggendario cavaliere: Galgano Guidotti, divenuto poi santo con l’appellativo di San Galgano. Un uomo irruento, dissoluto, incline alla guerra fino a che non conobbe la benedizione della pace; un uomo che incarnò il potere dei miracoli che la vita è in grado di far accadere all’improvviso, contro ogni aspettativa, come un lampo di luce in un mare di oscurità. Un’anima perduta e poi ritrovata, uno spirito che capì cosa significasse credere in qualcosa proprio perché non aveva mai creduto in niente. Un cavaliere antico che il tempo non dimentica, ma che vive ancora con disarmante attualità dentro ciascuno di noi, sussurrandoci verità preziose e nascoste: forse il vero tesoro dell’Eremo a lui intitolato, contenente ancor oggi la sua spada infissa in una dura roccia. Un tesoro che parla di forza, di valore e di ricchezza tutt'altro che materiale. Perché è vero che per ritrovarsi è necessario perdersi; è vero che si comprende quale sia il valore della pace solo dopo aver vissuto molte volte la guerra, spesso verso se stessi e di conseguenza anche verso il mondo. E’ vero anche che ciascuno di noi è portatore di una spada: eppure troppe volte ci si lascia dominare da essa al posto di imparare a dominarla.
Ci si illude di essere veri cavalieri quando si riesce a celare fragilità e insicurezza dietro aggressività e prepotenza, quasi come se gridare tutto l’odio celato in corpo servisse realmente a guadagnare autentico rispetto e considerazione; si crede d’essere guerrieri solo quando si vince ad ogni costo, solo quando si incute timore e si ferisce piuttosto che essere feriti: ma questo non è certo essere dei paladini. Essere autentici cavalieri significa conoscere l’offesa, l’umiliazione, la debolezza insita nell'insicurezza; significa dubitare di se stessi e del proprio coraggio, delle proprie capacità nel brandire una spada. Vuol dire fallire e credere di non essere all'altezza finché non ci si rende conto che ciò che ci rende vincitori non è quanto sapremmo agitare quell'arma meglio di chi lo fa, ma è il coraggio che dimostriamo nel piantare quella spada a terra in segno di benevolenza e perdono. E’ forte un cavaliere che sa quanto possano far male rancore e rabbia, ma decide ugualmente di dominarle per dare valore ai torti subiti, alle ingiustizie e alla sofferenza causata da chi lo ha precedentemente ferito. San Galgano scoprì cosa fossero la nobiltà e l’autentico valore quando si rese conto che ci voleva più coraggio a conficcare una spada in una roccia per renderla innocua, piuttosto che brandirla perché potesse nuocere; scoprì cosa significasse essere invincibili quando fece di quello strumento non più un modo per vendicare un’offesa ma un simbolo che ricordasse quanto è ingiusto provocare sofferenza solo perché si è provato cosa volesse dire soffrire: forse perché l’unico modo per usare al meglio una spada è talvolta decidere di non usarla, ponendo fine agli attacchi e vincendo così la guerra.

Vi invito dunque a cavalcare con San Galgano nei più rossi tramonti senesi, facendo vostro quell'immenso tesoro d’amore che egli ha lasciato nei secoli al vento. Prendete tra le mani la vostra spada e usatela con saggezza, convinti che la vera forza non è quella che si ostenta o che distrugge, ma è quella che potrebbe fare male ed è invece domata in nome dell’amore. 

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(english version)

"Even today, among endless fields and sinuous hills just thirty kilometers from the city of Siena, there is a marvelous place where history blends harmoniously with art and where you can breathe mystery, charm and legend. Large meadows and harmonious hills stretch themselves from side to side, filled with sunflowers in the spring as small soldiers serving the light. A vastness autumn paints of brass and rust every year, when sunsets give the landscape a golden and melancholic aura
witness of memories and myths lost in the night of time […]”

In that very place, so full of memories from a distant past, that an early autumn wind tells the story of a legendary knight: Galgano Guidotti, later on known as Saint Galgano. He was a wretched, disheartened man, prone to war until he knew the blessing of peace. A man who embodied the power those miracles which happen against all odds, like a flash of light in a sea of darkness; a spirit who understood what it meant to believe in something because it had never believed in anything. An ancient knight that time can’t forget, that still lives inside each of us, whispering precious and hidden truths- perhaps the true treasure of the Hermitage that was named after him. A treasure that speaks of physical strength and spiritual values, embodied in a sword in the stone- his sword.

It is true, in fact, that you can find yourself again only when you get lost. It is true that one can understand the value of peace only after experiencing war many times, often against oneself and consequently even against the world. It' s also true that each of us carries a sword which dominates us but which we should dominate, instead.
Hiding fragility and insecurity behind violence doesn’t make us knights, although it seems it makes us respected and considerated. Only people who win at any cost, who injure before being injured, are usually considered warriors. But this doesn’t means to be knights.
Being authentic knights also means knowing humiliation, weakness and insecurity. It means doubting about oneself and about our ability of brandishing a sword. It means failing, thinking that you are not enough, until you realize that what makes you a winner is plunging that sword into the ground as a sign of benevolence and forgiveness, instead of using it to hurt.
You’re a brave knight when you know that anger can hurt, but you decide to dominate it in the name of the suffering you have experienced. Saint Galgano discovered nobility and true value when he realized that it took more courage to plunge a sword in a rock to make it harmless than brandishing it to make it offensive. He discovered what it meant to be invincible only when his sword became a symbol that reminded him how unfair is to make others suffer, just because he has suffered before. Maybe he understood that the only way to use a sword at its best is not to use it at all, putting an end to the attacks and so winning the war. 

I therefore invite you to ride with Saint Galgano in the reddest Sienese sunsets, treasuring the immense gift of love he has left in the wind centuries ago. Take your sword in your hands and use it with wisdom, convinced that true strength is the one tamed in the name of love.
n.b. you will find the recipe in english at the end of the post! 






Per voi dei biscotti di tradizione, antichi e aromatici, profumati di vino, miele, fichi secchi e noci: non troppo zuccherini, forse anche un po’ rudi, ma di certo colmi della semplicità che le ricette antiche non mancano mai di regalare. La ricetta la troverete come sempre sulle pagine del n.27 di Taste&More, dove potrete perdervi nella leggenda di Galgano e dei luoghi che hanno fatto la sua storia. 




(english recipe)


Here is for you a traditional recipe of old, aromatic biscuits. They are scented with wine, honey, dried figs and nuts: not too sugary, maybe a little rough, but certainly filled with the simplicity that ancient recipes never fail to give.


Saint Galgano’s autumnal cavallucci

320 g of flour 00
100 ml of water
100 g of white sugar
80 g of dried figs in small pieces
80 g of nuts in small pieces
50 g of whole cane sugar
30 g of wholemeal rye flour
20 ml of sweet white wine (Moscato)
20 g of icing sugar cane
5 g of ammonia for sweets
3 spoons of acacia honey
1 pinch of salt
1 teaspoon of cinnamon powder
1 teaspoon of ginger powder
½ teaspoon of nutmeg powder
Flour 00 enough for finishing



Mix in a bowl the flour with wholemeal rye flour, icing sugar cane, ammonia, spices in powder, salt, dried figs and nuts in small pieces. Melt in a saucepan the sugar cane and the white sugar with water and wine. Bring the mixture to a temperature of 110 ° C and pour the syrup obtained on the ingredients you have mixed in the bowl. Mix all the ingredients with a wooden spoon until the syrup will become lukewarm, then add the honey and work the mixture with your hands. The dough will remain fairly granular but will be quite compact to form two cylinders of approx. 4 cm in diameter. With a knife, cut off large portions of about 1 cm and cover them with a bit of flour. Place each biscuit on a baking tray covered with baking paper, slightly pressing in the center of each of them with your thumb. Cook in a hot oven at 130 ° C for about 13 minutes. The biscuits will remain soft, but when they will cool down they will reach the right texture, giving you a rustic and autumnal flavor.


Un abbraccio e un arrivederci a presto, con affetto.

lunedì 10 luglio 2017

Michela e il pesciolino sulla riva del mare / Michela and the little fish on the shore

Un candido gabbiano annunciò alto nel cielo l’arrivo dell’ennesimo tramonto sul mare. All'orizzonte il sole si allungò placido sull'immensa distesa d’onde color cobalto, disperdendosi in milioni di scintillii argentei che sorridevano vivaci sulla superficie dell’acqua. Tra lingue di spiagge impalpabili e falesie a strapiombo sulla costa, gruppi di abitazioni dai delicati toni pastello assistevano come nostalgici sognatori al commiato del giorno, attendendo il ritorno degli ultimi stanchi pescatori che trascinavano a rilento le loro imbarcazioni verso ormai deserte rive ghiaiose.
Ritmicamente, come in un’ancestrale danza, i flutti accarezzavano gli arenili scuri e sabbiosi per poi ritirarsi nuovamente al largo, sussurrando fresche parole che arrivavano a cullare le vastità dell’anima: quell’universo inquieto e talvolta incomprensibile che ogni essere umano porta nel cuore, quell’essenza tanto simile al moto delle onde che non conosce immobilità, proprio come la frenesia a cui abitua la vita. E Oscar non voleva ascoltare altro che la voce rasserenante del mare, ogni volta che il suo spirito si agitava in una silenziosa tempesta: da un vecchio molo ligneo costruito su piatti scogli, ammirava la forza di quell’acqua turchese, mai ferma né paga; ammirava l’equilibrio che essa sapeva trovare, nonostante il vento non le permettesse mai di ottenere riposo.
Con l’arrivo di ogni calda estate, quello era senza dubbio un intimo momento quotidiano a cui non poteva rinunciare, in grado di rasserenarlo e rinfrancarlo: respirava la fresca brezza serale, ascoltando il mare sospirare rumorosamente per poi espirare nel disciogliersi in schiuma.
Eppure, in quella pacifica estasi, capitava ogni tanto che qualcuno di molto speciale giungesse all’imbrunire per fargli un poco di compagnia: Oscar si accorse di non essere più solo quando sentì pronunciare da lontano il suo nome dalla voce di una giovane ragazza, e percepì le assi del pontile scricchiolare sommessamente alle sue spalle.
Michela si avvicinò a piccoli e veloci passi, mentre il vento gonfiava l’ampia gonna bianca dell’abitino di cotone che indossava: il ragazzo la trovò oltremodo graziosa, mentre con un braccio tentava di domare i movimenti involontari del tessuto e con l’altro sorreggeva un cestello intrecciato che appariva per lei forse un po’ troppo ingombrante. Oscar non conosceva l’amica da molto, ma era bastato qualche tramonto per far sì che gli paresse di conoscerla da sempre: con la sua innata purezza e semplicità, Michela pareva un’anima giunta direttamente dai flutti; una dolce sirena dalla lunga chioma riccia e dallo spirito genuinamente fresco e brioso.
<Speravo di trovarti ancora qui, oggi ho fatto tardi ma…> disse la giovane, togliendo i sandali chiari e accomodandosi vicino a lui, sorridendogli vivacemente <Non ho potuto resistere: guarda qui, non le trovi a dir poco stupende?>
La ragazza mise a bagno i piedi nell'acqua cristallina e poggiò sulle ginocchia la cesta di vimini, mostrando orgogliosa ad Oscar una gran quantità di rosse e carnose ciliegie mature.
<Serviti pure> lo invitò lei, portandone alla bocca una e assaporando il loro gusto pieno e vermiglio, ancora caldo di sole.
Il ragazzo tuttavia non parve molto interessato e sospirò, scuotendo il capo dispiaciuto.
<No, ti ringrazio. Sono meravigliose ma oggi non sono dell’umore> le rispose, mordendosi le labbra e abbassando cupamente il viso. E d'un tratto, anche il volto di Michela si rabbuiò.
<Che ti succede? Hai un’aria così triste, da un po’ di tempo a questa parte> notò lei, aggrottando le sopracciglia.
Oscar scrollò le spalle e sollevò distrattamente una bottiglia posata accanto a lui, sorseggiando il suo fruttato contenuto per stemperare l’evidente imbarazzo a fronte di parole che non riusciva a pronunciare. Trattenne un poco la birra ghiacciata in bocca, per poi deglutire e stropicciarsi la corta barba bionda con fare pensoso.
La giovane vide lo sguardo vacuo del ragazzo disperdersi tra i flutti, malinconicamente svuotato di ogni emozione: le sue iridi turchesi parevano aver quasi perduto il loro vivace smalto, a confronto dei toni vibranti delle onde.
<Credo di essere confuso> le confidò poi tentennando, massaggiandosi lentamente il retro del collo con una mano <E’ che nulla mi è chiaro, di questi tempi. Mi assalgono un’infinità di pensieri, di problemi, di preoccupazioni. Tutti mi dicono che devo reagire, che devo fare qualcosa per uscire da questo buio: eppure, mi crederesti? Qualsiasi cosa io provi a fare, in qualsiasi direzione io tenti di muovermi, le cose paiono solamente complicarsi e questo non mi porta a nulla. Non ho più il controllo della mia vita e questo mi fa enormemente rabbia>.
Oscar raccolse così un ciottolo grigio e rotondo che giaceva immobile su una delle assi del pontile, sbiadite e bruciate dal sole, scagliandolo con impeto nelle acque del mare.
Michela osservò il sasso infrangersi repentinamente sulla superficie delle onde e sprofondare tra esse, scendendo lento verso il basso. Poi si voltò verso il ragazzo e, allungando delicatamente l’esile braccio verso di lui, gli posò la mano sulla gamba per attirare la sua attenzione.
<La vuoi vedere una cosa?> sussurrò l’amica ammiccando, facendolo sussultare.
La ragazza prese così a scuotere vigorosamente le gambe nell’acqua, sollevando una gran quantità di sabbia dal fondale e spaventando un piccolo gruppetto di pesci che si era avvicinato alla riva.
Oscar guardò basito l’acqua torbida e spalancò le braccia interdetto, come se si aspettasse una giustificazione sensata di fronte ad un gesto improvviso che di assennato sembrò avere ben poco: la sua espressione parve a Michela così buffa che lei non poté fare a meno di scoppiare in una fervida risata.
<Ecco qui> lo incalzò, stendendosi all'indietro e poggiandosi sui gomiti <Dimmi, se uno di quei pesci non avesse fatto in tempo a scappare e si fosse trovato nel bel mezzo di questa nube polverosa, come pensi avrebbe agito?>
<Non so> immaginò il giovane, grattandosi il capo e provando ad assecondare la ragazza <Suppongo che si sarebbe sentito in pericolo, irrequieto e spaventato. Azzardo: avrebbe tentato di uscirne?>
<Uhm, probabilmente> rispose lei, socchiudendo sibillina gli occhi <Ma se lo avesse fatto, la paura lo avrebbe agitato maggiormente e avrebbe smosso solo un’ulteriore quantità di sabbia, che gli avrebbe permesso di vedere ancor meno. E non solo: qualsiasi movimento al buio lo avrebbe reso vulnerabile alle trappole nascoste dei pescatori, agli ami pronti a catturarlo, a qualsiasi predatore nascosto tra la fitta foschia, in attesa di un qualsiasi suo passo falso dettato dall'irrazionalità e dalla confusione. Perciò, tenderebbe a sviluppare un altro istinto: diverrebbe più cauto e imparerebbe ad aspettare immobile. Solo in questo modo la sabbia si depositerebbe nuovamente sul fondale, rendendogli la visuale finalmente chiara e permettendogli così di trovare una scappatoia in sicurezza!>.
<Non pensavo che i pesci fossero così saggi!> commentò scherzosamente Oscar mentre osservava Michela prelevare qualche altra fresca ciliegia dal cestello, alla luce degli ultimi raggi di sole del giorno.
<Oh, non credere: tante volte sanno esserlo più di te!> ribatté lei, con tono affettuosamente provocatorio <Perché capita spesso, nella vita, che il destino o gli eventi agitino le acque della nostra quotidianità sollevando un’enorme quantità di sabbia. E questo finisce per confonderci, per spaventarci o accecarci, facendoci perdere ogni lucidità o riferimento. E’ quindi ovvio che qualsiasi decisione prendiamo nella totale oscurità potrebbe essere un pericolo, dal momento che al buio possiamo essere più vulnerabili e poco obiettivi. C’è chi ti dice di fare qualcosa per uscire da una situazione cupa, che sarà solo colpa tua se non proverai a reagire; c’è chi ti incoraggia a cambiare le cose, e questo è un bene. Ma non sempre è il migliore consiglio: se in certi frangenti è necessario agire, in altri questo provoca solo danno, poiché si peggiorerebbe solamente una situazione già in partenza compromessa. Esistono infatti momenti in cui bisogna essere cauti, astuti, pazienti; bisogna respirare a fondo e attendere immobili che la sabbia si depositi nuovamente sul fondale, lasciandoci liberi e lucidi nel trovare la via d’uscita più vantaggiosa da una situazione che ci opprime. La soluzione spesso è proprio lì ad aspettarci, se si ha la pazienza di attendere che si manifesti. E adesso, pesciolino, goditi questo tramonto>.
Il ragazzo sorrise impercettibilmente, piacevolmente colpito da quanto quell'anima somigliasse davvero alle onde blu che si agitavano in mare di fronte a lui: briosa e leggera, al contempo profonda e riflessiva. La guardò serena bagnarsi di quella luce dai toni pesca che si irradiava dall'orizzonte, mentre teneva gli occhi chiusi quasi ascoltasse le parole di chissà quale eco persa nel vento. Ma ringraziò la vita, che fino a poco prima lo aveva in fondo ferito e offeso, per aver scacciato le nubi scure di una tormenta grazie ad un’altra dolce e fresca tempesta: un tenero uragano che portava il nome di un angelo.





Gelato alla birra di frutta con latte di noce, ciliegie e chiodi di garofano
(senza lattosio)

200 ml di latte di noce
200 ml di panna fresca senza lattosio (o in alternativa, di riso)
70 ml di birra alla frutta fermentata naturalmente (Triporteur Kinky Berry o birra alla frutta senza additivi chimici)**
90 g di zucchero di canna grezzo integrale
18 ml di sciroppo di glucosio
4 tuorli medi
5 chiodi di garofano di medie dimensioni
1 pizzico di sale

125 g di ciliegie mature e sode
Sciroppo di amarena naturale q.b.

** se non amate la birra o volete rendere il gelato anche senza glutine potete sostituire la quantità di birra con del succo di ciliegia o frutti rossi, 100% naturale.

Ponete in una pentola il latte di noce, la panna, la birra e i chiodi di garofano: portate quasi ad ebollizione e poi spegnete il fuoco, in modo da permettere alla spezia di sprigionare il suo profumo. A parte, montate i tuorli con lo zucchero e il glucosio fino ad ottenere un composto spumoso. Filtrate i liquidi riscaldati nella pentola, per eliminare i chiodi di garofano al fine di ottenere una miscela setosa, ed uniteli al composto montato. Riportate il tutto sul fuoco fino a che non raggiungerete una temperatura di 80/84° C. Lasciate raffreddare e poi, coprendo un contenitore con una pellicola alimentare, ponete in frigorifero per una notte intera. Il giorno successivo versate la miscela nella gelatiera e azionatela per un tempo corrispondente a 25/30 minuti. Nel frattempo lavate le ciliegie e tagliatele a piccoli pezzetti eliminando il nocciolo. Aggiungetele al gelato 10 minuti prima del termine della lavorazione. Qualche istante prima di toglierlo dal cestello, aggiungete a piacere un po’ di sciroppo di amarena per ottenere la variegatura. Consumate subito il gelato, decorando a piacere con ciliegie fresche o altro sciroppo, oppure conservatelo in un contenitore nel congelatore, avendo l’accortezza di toglierlo dal freezer almeno dieci minuti prima di servirlo. 


... perché sono così, esattamente come le fronde del mio bosco. Perché ho bisogno della mezzombra, del silenzio e della quiete, quando ho poco da dire ma tanto a cui pensare. Accettate questo mio essere selvatico, perdonate la mia assenza. Spero che, nel caso in cui vi sentiate anche voi piccoli pesciolini in una nube torbida di sabbia, non perdiate la speranza: non sempre la solitudine e il silenzio vi impongono di fare qualcosa per uscirne. Se a volte è necessario agire, in altri casi è necessario attendere con pazienza e calma: solo quando l'acqua tornerà limpida potrete vedere le cose con chiarezza, lasciando fare al tempo e non pretendendo da voi stessi scelte affrettate. Il chiarore tornerà e vi accorgerete di quanto il buio sappia essere bugiardo, imponendovi di pensare che la realtà è solo un'ombra. Voi siete luce, anche quando non riuscite a brillare. 

Un abbraccio e a presto.

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(English version)

From high up in the sky, a pure-white seagull announced the coming of another sunset over the sea. The sun was stretching placidly on the horizon over a stretch of cobalt waves, its silvery sparkles spreading and smiling brightly on the surface of the water. Among sandy beaches and cliffs, groups of delicate, pastel-coloured homes were watching the sunset, as wistful dreamers do. They seemed to be waiting for the last tired fishermen, who were slowly dragging their heavy boats to the gravelly, deserted shores after a long day.
Rhythmically, as if performing an ancestral dance, the waves caressed the dark, sandy arenas and then retreated back to the sea as if whispering fresh words speaking to people’s souls- to that complicated, at times unintelligible universe everyone carries in their heart, whose restless nature is so similar to the endless motion of the waves, and to the frantic pace of life we are accustomed to.
Sitting on an old wooden dock built on rocks, Oscar didn’t want to hear anything but the calming voice of the sea. Anytime his soul was shaken by the silent storm of uneasiness, he used to admire the power of that turquoise water, never quiet nor satisfied; he admired the balance it seemed to find, although the wind never allowed it to rest.
It was something he couldn’t do without. With every hot summer, that intimate daily moment was undoubtedly able to calm and refresh him: he used to breathe in the cool evening breeze, and to listen to the loud sighing of the sea dissolving itself into foam.
And yet, during that peaceful isolation, a very special person sometimes came to keep him a little company. That late afternoon Oscar realised that he was no longer alone when a young girl's voice far away called out his name, and the boards of the old deck started to creak behind his shoulders.
Michela came up with little and quick steps, while the wind was swelling the large white skirt of the cotton dress she was wearing. She was trying to tame the unwanted movements of the fabric with her right hand, and with the other she was holding a braided basket that looked a little too cumbersome for her to carry. She immediately looked immensely pretty to the boy’s eyes. Oscar didn’t know her very well, but that much was enough to make him feel as if he had always known her: with her innate purity and simplicity, Michela seemed to come straight from the waves; a sweet mermaid with long curly hair and with a genuinely fresh and lively spirit.
<I was hoping to find you still here today, sure I'm late but ...> said the young woman, taking her  light-coloured sandals off and sitting down next to him, smiling brightly. <I could not resist: look here, aren’t they just gourgeous?>
The girl plunged her feet into the crystal clear water and placed the wicker basket onto her knees, proudly showing a large amount of red, mature, fleshy cherries to Oscar.
<Come on, help yourself!> she said, bringing one of them to her mouth and savouring its full, vermillion taste, enriched by the warmth of the sun she could still taste in them.
The boy, however, didn’t look very interested in them and shook his head, disappointed.
<No, thank you. They look wonderful, but today I'm just not in the mood> replied him, biting his lips and lowering his face, grimly. Suddenly, Michela's face turned sad, as well.
<What is happening to you? You’ve been looking very sad recently> she remarked, furrowing her eyebrows.
Oscar shrugged his shoulders and absently lifted a bottle beside him. He started sipping its fruity content, hoping to hide his difficulty in finding the right words to explain. He held the iced beer in his mouth for a while; then he swallowed it and rubbed his short fair beard, pensively. The young woman noticed that the now sad, emotionless eyes of the boy were getting lost into the waves. If compared to their vibrant colors, his turquoise irises seemed to have almost lost their usual lively blue colour.
<I guess I'm confused> he then told her hesitatingly, slowly rubbing the back of his neck with his hand. <It’s that nothing seems clear to me these days. I am tormented by an immense number of thoughts, problems, and worries. Everyone tells me that I have to react, that I must do something to get out of this darkness, but…believe me, whatever I try to do, any direction I try to move towards, things just seem to get more complicated, and this doesn’t lead me to anything. I no longer have control over my life, and this makes me furious>.
Oscar then picked up a round, grey pebble lying on one of the faded and sunburnt boards of the pier, and hurled it impetuously into the waters of the sea.
Michela watched the pebble as it suddenly broke the surface of the waves and slowly sank into the depths of them. Then she turned to the boy and, gently stretching her thin arm toward him, she put her hand onto his leg to draw his attention.
<Would you like to see something?> she whispered, winking at her friend. He startled.
The girl then vigorously shook her legs in the water, lifting up a large amount of sand from the seabed and scaring a small group of fish that had approached the shore.
Oscar looked down at the turbid water and opened his arms, as if he expected a sensible explanation for that sudden gesture. There was apparently nothing reasonable about it. His expression looked so funny to her that she began to laugh out loudly.
<So, that’s it> she said, stretching back and leaning on her elbows. <Tell me, if one of those fishes hadn’t had time to escape, and had been lost in the middle of this dusty cloud, what do you think it would have done?>
<I don’t know> replied the young man, scratching his head and trying to pander to the girl. <I suppose it would have felt in danger, restless and scared. My guess: he would have tried to get out of the dusty cloud. What do you reckon?>
<Uhm, probably> she then said, narrowing her enigmatic eyes. <But if the fish had done so, it would have felt much more scared, and so, restless and nervous, it would have lifted up even more sand from the seabed.  That would have hindered his sight enormously. And that’s not all: any movement in the dark would have made it vulnerable to the hidden traps of fishermen, to the hooks ready to catch it, to any predator hidden in the thick mist, awaiting for any wrong decision taken out of irrationality and confusion. That is why I think the fish would have acted differently: it would have waited until the sand settled back down to the seabed, so that its vision would be clear enough to find a safe way through the darkness.>
<Oh my, I didn’t know fishes could be so wise!> commented Oscar ironically, while Michela was taking out some other fresh cherries from the basket, in the light of the last rays of the day.
<You can bet! Actually, fishes are a lot wiser than you> she replied, both affectionately and provocatively. < You know, fate or events often happen to agitate the waters of our everyday life by raising a huge amount of sand. And this ends up confusing, scaring and blinding us. People often think that we’re to blame if we don’t try to change this state of things. They often advise us to take action, to react. But any decision we make in this total darkness could actually be dangerous, since in the dark we may be more vulnerable and less objective. Encouraging us to change things is good, but it is not always the best advice. While in some cases action is needed, in others this would only worsen an already compromised situation. You know, there are moments when you need to be cautious, clever, patient - moments when you have to breathe in deeply and wait for the sand to settle back down on the seabed, setting you free and allowing you to think rationally again. The solution is often just there to wait for you; you can find a way out, if you have the patience to wait for it to show itself. And now, my little fish, enjoy this sunset>.
The boy smiled imperceptibly. He was impressed by how much Michela’s soul - both lively and calm, profound and thoughtful - resembled the blue waves in front of him. He looked at her, bathing serenely in the peachy light radiated from the horizon, her eyes closed as if listening to the words of an echo lost in the wind. He thanked that very same life that had put him in trouble for casting out the dark clouds of a torment thanks to another sweet storm: a tender hurricane bearing the name of an angel.


Variegated fruity beer-ice cream with walnut milk, fresh cherries and cloves
(lactose-free)

For the ice cream
200 ml of lactose-free cream
200 ml of walnut milk
70 ml of Triporteur Kinky Berry beer**
90 g of natural, unrefined cane sugar
18 ml of glucose syrup
4 medium egg yolks
5 medium-sized cloves

** if you can't drink beer or you want even a gluten free recipe, replace the alcohol with a cherry or red fruit juice, 100% natural.

To garnish
125 g of fresh cherries
Natural black cherry syrup (according to personal taste)

Warm the walnut milk in a pot, together with beer, cream and cloves, almost to the point of boiling. Turn the heat off to let the cloves give its flavour out. Beat the egg yolks in a separate bowl, add the sugar and the glucose syrup too, and stir to obtain a creamy, frothy mixture. Add then the warm blend of cream, milk and beer previously prepared (remember to remove the cloves, first). Cook until it reaches 80/85°C. Let it cool, and then let it rest in the fridge for a night. Finally, pour the mixture in the ice cream maker for 25-30 minutes. During the last 10 minutes of the process add the cherries reduced in small pieces. Add some natural black cherry syrup during the last 30 seconds of the process, according to personal taste. You can either serve the ice cream immediately or store it in the freezer (remember to take it out some time before consumption).
Feel free to decorate your ice cream with other syrup or cherries.

Enjoy!

sabato 27 maggio 2017

I pandolcetti del principe Orsini

Capita nella vita di scoprirsi improvvisamente narratori di incredibili storie. Che siano miti, leggende o fiabe, poco importa: quello che è certo è che, quando questo avviene, ciascuno di noi personifica sempre la meravigliosa storia che racconta. Pensieri ed esperienze di vita, vicissitudini piene di sentimento ed emozione; intrecci in cui vittorie si alternano a sconfitte, e in cui dietro ad ogni traguardo c’è spesso un cammino costellato di intoppi, ostacoli e avversità: eppure è un cammino che si rivela sempre, prima o poi, una straordinaria avventura. Quante volte, da bambini, sfogliavamo pagine e pagine di racconti che avremmo voluto non finissero mai? Quante volte abbiamo sognato di essere protagonisti di viaggi per sfidare mostri ed esseri leggendari, uscendone come eroi?
Proprio questo è ciò che crescendo abbiamo dimenticato: come essere paladini del nostro piccolo e imperturbabile mondo. Abbiamo dimenticato cosa davvero le fiabe ci hanno insegnato, quante vittorie si celano dietro a innumerevoli sconfitte; quante creature mostruose sfidavano cavalieri e viandanti al solo scopo di aumentare il valore degli intrepidi protagonisti, che si abbattevano in fondo soltanto per scoprire una maggiore fiducia in se stessi e nei propri talenti. 
Allora sapevamo che tutto sarebbe andato bene, perchè in quelle storie credevamo con sincerità.
Avevamo sogni e progetti per il nostro cammino senza distrarci a guardare quello degli altri, consapevoli che ciascuno di noi è detentore del suo unico destino. 
Ci dicevano che crescendo avremmo capito che la vita sarebbe stata diversa e che avremmo conosciuto i veri mostri, lontano da un piccolo e protetto mondo immaginario. Ci hanno fatto credere che quel coraggio e quella temerarietà di fanciulli equivalesse ad una tenera ingenuità, ad una fragilità dalla quale avremmo dovuto svegliarci: molti hanno pensato che fosse davvero così e hanno dimenticato cosa significhi inseguire i propri sogni sfidando le proprie chimere.
La verità, invece, è che noi eravamo più forti di quello che siamo oggi. E da bimbi conoscevamo meglio i mostri più di qualunque adulto: non perché sapessimo cosa fosse la vita e l’esperienza, più di quanto effettivamente ne sapessero loro, ma perché sapevamo come sconfiggere quelle ombre meglio di loro. Sapevamo che ogni storia aveva i suoi ostacoli e le sue oscurità, ma eravamo sicuri che le avremmo abbattute. Perché il bene vince sempre, quando lottiamo per ottenerlo. Credevamo di più nella nostra personale leggenda, senza ascoltare chi ci diceva che le favole erano tutte una finzione, che crescendo le avremmo dimenticate per rapportarci alla vita vera. E le fiabe hanno smesso apparentemente di esistere solo quando ci siamo dimenticati di cosa per noi significassero: eppure esse non si stancano di aspettarci sempre, per ricordarci chi siamo e dove dobbiamo andare. Aspettano che noi piccoli adulti, col cuore di grandi bambini, iniziamo a sfogliare nuovamente il nostro destino con speranza; aspettano un lieto fine che solo noi possiamo dargli, lontano da uno scetticismo odierno e da una superficialità che tentano di distruggere le cose più belle che l’innocenza ha costruito. 
Perché ricordate sempre che, ad ogni incubo che verrà a spaventarci, corrisponderà sempre un sogno meraviglioso che ci permetterà di sconfiggerlo. 

Dimenticate le ombre, dunque, sotto a questo splendido e sereno sole. Approfittate per uscire all'aria aperta, per rilassarvi attraverso lunghe passeggiate e ritrovare il piacere di stupirvi lungo il cammino. Qualche idea? Potreste iniziare col perdervi nel mondo del mistero e nel fantastico, percorrendo i sentieri del meraviglioso ed inquietante Parco dei mostri di Bomarzo, alle porte di Viterbo: tre ettari di boschi di conifere e latifoglie, tra i quali si nascondono meravigliose strutture in basalto in grado di condurvi tra orchi e creature mitiche, tra mostri ed enigmatici indovinelli scolpiti nella pietra, tra case pendenti e grotte tenebrose. Un parco che è stato definito per la sua bellezza e il suo fascino quasi un 'percorso iniziatico', sin dal momento in cui prese vita da un progetto del grande architetto Pirro Ligorio nel 1550, per volere del principe Vicino Orsini. 
Ed è proprio a quest'ultimo che mi sono ispirata per ideare questa dolce ricetta, che potrete portare con voi tra un'avventura e l'altra, alle porte di questa ancor timida estate: piccole pagnottine aromatiche al latte di nocciola, anice e miglio bruno integrale, ideali da inzuppare in un buon bicchiere di latte freddo. Troverete la ricetta sul n° 26 di Taste & More Magazine!





Anche se ultimamente sono persa più del solito tra mie amate fronde, alla ricerca di ispirazioni e silenzio, vi abbraccio con affetto sincero lasciandovi alla lettura di questo nuovo numero. Sono certa che mi sentirete ugualmente vicina, fino a che non uscirò nuovamente dal sottobosco per bagnarmi di un più lucente sorriso del sole.
A presto, molto presto. Intanto, possiate riempirvi delle carezze di un cielo sempre più turchese.